La mastoplastica additiva è una delle procedure chirurgiche più richieste dalle donne che vogliono aumentare il volume e la forma del seno. Si tratta di un intervento sicuro e affidabile, che può migliorare l’aspetto estetico e la fiducia in se stesse delle pazienti. Tuttavia, come ogni operazione, anche la mastoplastica additiva può comportare dei rischi e delle complicanze, sia a breve che a lungo termine. Una delle più frequenti e temute è la contrattura capsulare, che consiste nella formazione di una capsula fibrosa intorno alla protesi mammaria, che ne altera la forma e la consistenza, causando dolore e deformità. In questo articolo, vi spiegherò come riconoscere i sintomi della contrattura capsulare, quali sono gli esami da fare per diagnosticarla, quali sono le possibili cause e i fattori di rischio, e soprattutto quali sono i rimedi per prevenirla e curarla.

Cos’è la contrattura capsulare e come si manifesta

La contrattura capsulare è una reazione del corpo alla presenza di un corpo estraneo, in questo caso la protesi mammaria. Si tratta di un processo normale e fisiologico, che avviene in tutte le pazienti che si sottopongono a una mastoplastica additiva. Il problema sorge quando la capsula si ispessisce e si restringe eccessivamente, comprimendo la protesi e provocando dei disturbi. I sintomi della contrattura capsulare possono essere:

– Dolore al seno, che può essere lieve o intenso, continuo o intermittente, localizzato o diffuso- Indurimento del seno, che diventa più duro e meno elastico al tatto
– Alterazione della forma del seno, che può apparire più alto, più basso, più spostato, più rotondo, più piatto o più asimmetrico rispetto all’altro
– Alterazione della consistenza della protesi, che può diventare più palpabile, più visibile o più ondulata sotto la pelle
– Alterazione della sensibilità del seno, che può aumentare o diminuire, causando prurito, bruciore, formicolio o intorpidimento

La contrattura capsulare può comparire in qualsiasi momento dopo l’intervento, ma di solito si manifesta entro i primi due anni. Può interessare uno o entrambi i seni, e può avere una gravità variabile. Per valutare il grado di severità della contrattura capsulare, si usa la classificazione di Baker, che distingue quattro livelli:

– Grado I: la capsula è morbida e non altera la forma e la consistenza del seno, che appare naturale e simmetrico. Non ci sono sintomi.
– Grado II: la capsula è leggermente indurita e modifica lievemente la forma e la consistenza del seno, che appare ancora naturale e simmetrico. Non ci sono sintomi o sono molto lievi.
– Grado III: la capsula è moderatamente indurita e modifica in modo evidente la forma e la consistenza del seno, che appare innaturale e asimmetrico. Ci sono sintomi lievi o moderati, come dolore o sensibilità alterata.
– Grado IV: la capsula è molto indurita e modifica in modo grave la forma e la consistenza del seno, che appare deformato e asimmetrico. Ci sono sintomi severi, come dolore intenso, limitazione dei movimenti e alterazioni della postura.

Come diagnosticare la contrattura capsulare e quali sono le cause e i fattori di rischio

La diagnosi di contrattura capsulare si basa sull’esame clinico del seno, che valuta la presenza e la gravità dei sintomi e dei segni descritti sopra. Per confermare la diagnosi e escludere altre possibili complicanze, come l’infezione o la rottura della protesi, si possono eseguire degli esami strumentali, come:

– Ecografia mammaria: è un esame non invasivo e indolore, che usa le onde sonore per visualizzare la struttura interna del seno e della protesi. Permette di misurare lo spessore e la morfologia della capsula, di rilevare eventuali liquidi o calcificazioni intorno alla protesi, e di valutare la sua integrità e il suo posizionamento.

– Risonanza magnetica: è un esame non invasivo e indolore, che usa i campi magnetici per ottenere delle immagini dettagliate del seno e della protesi. Permette di valutare le stesse informazioni dell’ecografia, ma con una maggiore risoluzione e precisione. È l’esame di scelta per la diagnosi di rottura della protesi.

– Mammografia: è un esame radiologico che usa i raggi X per esaminare il seno e la protesi. Non è molto utile per la diagnosi di contrattura capsulare, ma può essere utile per escludere altre patologie mammarie, come il tumore. Va eseguita con cautela e con una tecnica adeguata, per evitare di danneggiare la protesi.

Le cause della contrattura capsulare non sono ancora del tutto chiare, ma si ritiene che siano legate a una combinazione di fattori, tra cui:

– La reazione immunitaria del corpo alla protesi, che può essere influenzata dal tipo di materiale, dalla forma, dalla superficie e dal volume della protesi stessa. In generale, le protesi più morbide, anatomiche, rivestite e di dimensioni moderate sembrano avere un minor rischio di contrattura capsulare rispetto alle protesi più dure, rotonde, lisce e di dimensioni eccessive.

– La presenza di microrganismi sulla superficie della protesi, che possono provocare una reazione infiammatoria cronica e una maggiore produzione di tessuto cicatriziale. Questi microrganismi possono derivare da una contaminazione durante l’intervento, da una infezione post-operatoria, o da una colonizzazione asintomatica della protesi. Per prevenire questo problema, è fondamentale seguire le norme di sterilità e di profilassi antibiotica durante e dopo l’operazione.

– La posizione della protesi rispetto al muscolo pettorale, che può influenzare la pressione e il movimento della protesi stessa. In generale, le protesi posizionate sotto il muscolo (retromuscolari) sembrano avere un minor rischio di contrattura capsulare rispetto alle protesi posizionate sopra il muscolo (retroghiandolari), perché sono più protette e più stabili. Tuttavia, la scelta della posizione dipende anche da altri fattori, come la forma e la consistenza del seno, le aspettative e le preferenze della paziente, e l’esperienza e l’abilità del chirurgo.

– Il trauma o la manipolazione eccessiva della protesi, che possono causare una lesione o una rottura della protesi stessa, o una reazione infiammatoria locale. Questi eventi possono essere dovuti a incidenti, cadute, urti, massaggi, esami radiologici, interventi chirurgici o altri fattori. Per evitare questo problema, è importante seguire le indicazioni del chirurgo riguardo alle attività fisiche, ai controlli periodici e alle eventuali revisioni della protesi.

Come prevenire e curare la contrattura capsulare

La prevenzione della contrattura capsulare inizia già prima dell’intervento, con una corretta informazione e un’adeguata consulenza da parte del chirurgo plastico. È importante che la paziente sia consapevole dei rischi e delle complicanze della mastoplastica additiva, e che scelga una protesi adatta alle sue caratteristiche fisiche e alle sue aspettative. Inoltre, è fondamentale che la paziente si affidi a un medico qualificato e soprattutto che abbia l’adeguata esperienza per risolvere la contrattura capsulare. Infatti, non tutti i chirurghi sono in grado di gestire questa complicanza, che richiede una specifica competenza e una particolare sensibilità.

La prevenzione della contrattura capsulare prosegue anche dopo l’intervento, con una corretta cura e un’attenta osservazione del seno. È importante che la paziente segua le istruzioni del chirurgo riguardo alla medicazione, all’uso del reggiseno, alla ripresa delle attività fisiche e alla profilassi antibiotica. Inoltre, è importante che la paziente si sottoponga a dei controlli periodici, per monitorare lo stato del seno e della protesi, e che segnali tempestivamente al chirurgo qualsiasi anomalia o cambiamento.

La cura della contrattura capsulare dipende dal grado di severità e dai sintomi della paziente. In alcuni casi, si può ricorrere a dei trattamenti non chirurgici, come:
– Farmaci antinfiammatori: possono alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione della capsula, ma non ne modificano lo spessore o la consistenza.
– Farmaci antifibrotici: possono impedire o rallentare la formazione di tessuto cicatriziale, ma non ne eliminano quello già presente.
– Massaggi: possono favorire il movimento e la morbidezza della protesi, ma non ne modificano la forma o la posizione.
– Ultrasuoni: possono stimolare la circolazione e la rigenerazione dei tessuti, ma non ne dissolvono le calcificazioni o le aderenze.
Questi trattamenti possono essere utili nei casi di contrattura capsulare di grado I o II, o come terapia di supporto nei casi più gravi. Tuttavia, non sono sempre efficaci e possono avere degli effetti collaterali o delle controindicazioni. Per questo motivo, è sempre necessario consultare il proprio chirurgo prima di iniziare qualsiasi terapia.

Nei casi di contrattura capsulare di grado III o IV, o quando i trattamenti non chirurgici non sono sufficienti o non sono indicati, si può ricorrere a una revisione chirurgica della protesi. Si tratta di un intervento che consiste nella rimozione della capsula e della protesi, e nella sostituzione di quest’ultima con una nuova, eventualmente di diverso tipo, forma, superficie o posizione. La revisione chirurgica può risolvere il problema della contrattura capsulare, ma
non ne garantisce la prevenzione in futuro. Inoltre, comporta dei rischi e delle complicanze analoghi a quelli dell’intervento primario, come l’emorragia, l’infezione, la rottura, la perdita di sensibilità o la recidiva della contrattura capsulare.

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Dottor Umberto Fama
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