Le cicatrici sono il risultato del processo di riparazione della pelle dopo una lesione, che può essere causata da un trauma, una ferita, un’ustione, un intervento chirurgico, un tatuaggio o un piercing. In genere, le cicatrici si formano quando il tessuto connettivo sostituisce quello danneggiato, ripristinando la continuità e la funzionalità della pelle. Tuttavia, a volte il processo di cicatrizzazione può andare incontro a delle anomalie, che portano alla formazione di cicatrici patologiche, ovvero cicatrici che presentano delle alterazioni morfologiche, estetiche o funzionali rispetto alla pelle normale.

Le cicatrici patologiche possono essere classificate in quattro tipi principali, in base alla loro forma, al loro colore, alla loro consistenza e alla loro estensione:

Cicatrici cheloidee: sono cicatrici che si sviluppano in modo eccessivo e irregolare, superando i margini della lesione originaria e invadendo i tessuti circostanti. Sono spesse, lucide, di colore rosso scuro o violaceo e possono provocare prurito, dolore e limitazione dei movimenti. Si formano per una eccessiva produzione di collagene da parte dei fibroblasti, le cellule responsabili della sintesi del tessuto connettivo. Le cause di questa iperattività dei fibroblasti non sono ancora del tutto chiare, ma sembrano essere legate a fattori genetici, ormonali, infiammatori o meccanici. Le cicatrici cheloidee sono più frequenti nelle persone di colore, nei giovani e nelle zone del corpo come il torace, le spalle, le orecchie e il viso.
Cicatrici ipertrofiche: sono cicatrici che si presentano come rigonfiamenti rossi, duri e rilevati, ma che non oltrepassano i limiti della lesione originaria. Si formano per un aumento della quantità e della qualità del collagene prodotto dai fibroblasti, che non riescono a riassorbirlo in modo adeguato. Le cause di questa alterazione del metabolismo del collagene possono essere legate a fattori infiammatori, infettivi, meccanici o vascolari. Le cicatrici ipertrofiche sono più comuni nelle ferite che coinvolgono le articolazioni, come le ginocchia, i gomiti o le dita, e possono causare prurito, dolore e limitazione dei movimenti.
Cicatrici atrofiche: sono cicatrici che si manifestano come depressioni o avvallamenti della pelle, dovuti a una scarsa produzione di collagene da parte dei fibroblasti, che non riescono a riempire adeguatamente lo spazio lasciato dalla lesione. Sono sottili, biancastre, flaccide e possono esporre a riaperture della ferita o a infezioni. Le cause di questa ridotta sintesi di collagene possono essere legate a fattori nutrizionali, ormonali, infettivi o farmacologici. Le cicatrici atrofiche sono tipiche delle lesioni da acne, da varicella o da herpes zoster.
Cicatrici retraenti: sono cicatrici che si caratterizzano per una contrazione e una retrazione della pelle, che determina una riduzione della superficie cutanea e una trazione sui tessuti sani circostanti. Sono dure, aderenti, di colore bianco o rosato e possono compromettere la funzionalità e la mobilità delle zone interessate. Si formano per una alterazione del rapporto tra collagene ed elastina, le due proteine che conferiscono alla pelle la sua resistenza e la sua elasticità. Le cause di questa alterazione possono essere legate a fattori meccanici, termici, infiammatori o vascolari. Le cicatrici retraenti sono frequenti nelle ustioni, nelle ferite profonde o nelle zone sottoposte a flessione o estensione, come il collo, le ascelle, le mani o le gambe.

Come si può intuire, le cicatrici patologiche possono rappresentare un problema non solo estetico, ma anche funzionale e psicologico, che può influire negativamente sulla qualità della vita delle persone che ne soffrono. Per questo motivo, è importante affidarsi a medici qualificati e con esperienza, che sappiano valutare il tipo e il grado di cicatrice e proporre il trattamento più adeguato e personalizzato.

Tra i vari trattamenti possibili per le cicatrici patologiche, ci sono:

Il trattamento medico: consiste nell’applicazione di creme, pomate, gel o cerotti a base di corticosteroidi, antinfiammatori, antibiotici, antistaminici o siliconi, che hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione, il prurito, il dolore e il rigonfiamento della cicatrice, oltre a favorirne il riassorbimento e la ristrutturazione. Questo tipo di trattamento è indicato soprattutto per le cicatrici ipertrofiche o cheloidee, in fase precoce o lieve.
Il trattamento fisioterapico: consiste nell’esecuzione di esercizi, massaggi, mobilizzazioni o stretching, che hanno lo scopo di migliorare la circolazione,
l’ossigenazione, la nutrizione e la flessibilità dei tessuti cicatriziali, oltre a prevenire o correggere le aderenze, le retrazioni o le limitazioni funzionali. Questo tipo di trattamento è indicato soprattutto per le cicatrici retraenti o ipertrofiche, in fase tardiva o moderata.
Il trattamento strumentale: consiste nell’utilizzo di apparecchiature che emettono onde elettromagnetiche, come gli ultrasuoni, la tecarterapia, la radiofrequenza o il laser, che hanno lo scopo di stimolare il metabolismo, la rigenerazione e la rimodellazione dei tessuti cicatriziali, oltre a ridurne il volume, il colore e la consistenza. Questo tipo di trattamento è indicato soprattutto per le cicatrici ipertrofiche o atrofiche, in fase tardiva o severa.
Il trattamento chirurgico: consiste nell’asportazione della cicatrice patologica e nellasua sostituzione con una cicatrice normale, che viene ottenuta mediante suture, innesti, lembi o espansori cutanei. Questo tipo di trattamento è indicato soprattutto per le cicatrici retraenti, in fase tardiva o severa, quando gli altri trattamenti non sono efficaci o sufficienti.

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Dottor Umberto Fama
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